TRASFERIMENTO DEL LAVORATORE


A. In genere    B. Comunicazione dei motivi    C. Disciplina contrattuale    D. Casistica    E. Trasferimenti collettivi    F. Questioni di procedura    G. Condotta antisindacale    H. Trasferimento del dirigente sindacale    I. Pubblico impiego    L. Rinvii


A. In genere

  1. In caso di trasferimento del lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a provare l'esistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive previste dall'art. 13 SL con riferimento sia alla sede di provenienza che a quella di destinazione. A tal fine, la chiusura dell'unità produttiva di provenienza assorbe ogni onere in capo al datore di lavoro di fornire la prova delle esigenze tecniche, organizzative e produttive con riferimento alla sede a qua ma non esonera quest'ultimo dall'onere di fornire la prova dell'esistenza di tali esigenze con riferimento alla sede ad quam e/o dell'effettiva mancanza di soluzioni alternative al trasferimento onde evitare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. (Trib. Milano 20/5/2003, ord., Est. Mascarello, in D&L 2003, 700)
  2. Ai fini dell' identificazione della fattispecie di trasferimento regolamentata dall'art. 13 Stat. Lav., occorre che vi siano un mutamento definitivo - e non già temporaneo - del luogo di adempimento della prestazione lavorativa dedotta nel rapporto e due unità produttive: quella di provenienza e quella di destinazione. Ricade sul datore di lavoro, al fine di comprovare la legittimità del trasferimento, l'onere di dimostrare che i luoghi di provenienza e destinazione costituiscono unità produttiva (Cass. 14/6/99 n. 5892, pres. Ianniruberto, in Riv. it. dir. lav. 2000, pag. 702, con nota di Lassandari, Nozioni consolidate e argomentazioni oscure in materia di trasferimento del prestatore)
  3. In caso di trasferimento del lavoratore le ragioni previste dall'art. 2103 c.c. devono sussistere sia con riferimento all'unità produttiva di provenienza che all'unità produttiva di destinazione e devono essere comunicate al lavoratore contestualmente all'atto che dispone il trasferimento, poiché solo in tal modo si consente al destinatario di valutare la congruità delle stesse e di decidere se fare acquiescenza o meno. (Trib. Milano 28/10/2003 ord., Est. Martello, in D&L. 2004, 136)
  4. Ai fini dell'applicabilità dell'art. 2103 c.c., deve intendersi come unità produttiva ogni entità aziendale - anche articolata in organismi minori - che si caratterizzi per condizioni imprenditoriali di indipendenza tecnica ed amministrativa tali che in esse si esaurisca per intero il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell'attività produttiva aziendale. (Trib. Roma 12/12/2001, Est. Delle Donne, in D&L 2002, 726, con nota di Massimo Aragiusto, "Trasferimento del lavoratore, cessione di ramo d'azienda e licenziamento dissimulato")
  5. Qualora un'articolazione aziendale sia dotata di tale autonomia da poter essere configurata come ramo d'azienda, il trasferimento del lavoratore nell'ambito di detto ramo è soggetto ai limiti di cui all'art. 2103 c.c.; ne consegue che, qualora detto trasferimento risulti illegittimo in quanto non sorretto da comprovati motivi, la successiva cessione del ramo d'azienda è inopponibile al lavoratore, che ha pertanto diritto d'essere reintegrato alle dipendenze dell'impresa cedente. (Trib. Roma 12/12/2001, Est. Delle Donne, in D&L 2002, 726, con nota di Massimo Aragiusto, "Trasferimento del lavoratore, cessione di ramo d'azienda e licenziamento dissimulato")
  6. Il trasferimento del lavoratore vietato dall'art. 13, 1° comma, 3° periodo, l. n. 300/70 è quello da un'unità produttiva ad altra, e non all'interno della stessa, il cui concetto, unitariamente ricavabile dalle disposizioni dello statuto dei lavoratori che ad essa fanno riferimento, è quello di articolazione autonoma dell'impresa o azienda avente, sotto il profilo funzionale, idoneità ad esplicare in tutto o in parte l'attività di produzione di beni e servizi dell'impresa della quale è una componente organizzativa (da individuarsi, se del caso, anche tenendo conto di quanto dispone al riguardo la disciplina collettiva del settore). (Corte Appello Milano 5/6/01, pres. e est. Ruiz, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 302)
  7. Le esigenze che legittimano il trasferimento del lavoratore da un'unità produttiva all'altra ai sensi dell'art. 2103 c.c. non sono contemporaneamente richieste nella sede a qua e nella sede ad quem: per un verso infatti la testualità dell'art. 2103 c.c. nulla di ciò prescrive in punto, limitandosi a fare riferimento alle comprovate esigenze del datore di lavoro; per un altro verso la ratio della norma, pur riconoscendo la tutela a favore del dipendente, lascia al titolare del potere organizzativo il modo di rispondere al problema creatosi in azienda. La scelta operata dal datore di lavoro è sindacabile solo dal punto di vista della violazione del canone della ragionevolezza e della regola di non discriminazione. In particolare, non è consentito al giudice, non prevedendolo la legge ed imperando l'art. 41 Cost., di valutare la convenienza di diversi modi di risoluzione del problema. (Corte d'appello Milano 6/8/2003, Pres. Ruiz, Rel. De Angelis, in Lav. nella giur. 2004, 92)
  8. Nell'ipotesi in cui la prestazione richiesta al dipendente debba svolgersi presso strutture di terzi-come nel caso di specie, riguardante mansioni di operaio-custode, da effettuare per lo più presso centri commerciali-per realizzare la tutela prevista dall'art. 2103 c.c. deve valorizzarsi, in relazione ai mutamenti della sede di lavoro del dipendente, l'elemento geografico, prescindendo dalla nozione di unità produttiva ex art. 35 SL e quindi dei relativi requisiti dimensionali e di autonomia. È illegittima la previsione del contratto di lavoro che conferisca al datore la facoltà insindacabile di mutare la sede di lavoro del dipendente senza alcun limite, ostandovi il disposto dell'art. 2103 c.c. ed i principi generali in materia di adempimento delle obbligazioni ai sensi dei quali la prestazione deve eseguirsi nel luogo convenzionalmente stabilito dalle parti, il cui mutamento è possibile rispettando limiti di determinatezza ai sensi dell'art. 1182, 1° comma c.c., e di ragionevolezza. (Trib. Milano 6/7/2002, Est. Cincotti, in D&L 2002, 946)
  9. In materia di trasferimento la correttezza e buona fede nell'esecuzione del rapporto di lavoro impongono il contemperamento tra le necessità aziendali e i bisogni del lavoratore (Pret. Milano 19/9/95, est. Atanasio, in D&L 1996, 156)
  10. Ai fini dell’applicabilità dell’art. 2103 c.c., il trasferimento del lavoratore è configurabile tutte le volte in cui vi sia il passaggio dall’una all’altra unità produttiva senza che a tal fine possa attribuirsi rilevanza alcuna alla vicinanza tra i due luoghi di lavoro o all’appartenenza delle diverse unità produttive al medesimo complesso industriale (Pret. Pisa 16/12/98, est. Nisticò, in D&L 1999, 571)
  11. Ai sensi dell'art. 13 SL la legittimità del trasferimento del lavoratore è subordinata alla sussistenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (nella specie si è ritenuto illegittimo il trasferimento giustificato con la necessità di evitare il rischio che l'organizzazione del lavoro potesse essere compromessa da future ed eventuali assenze del lavoratore per malattia) (Pret. Monza 30/4/96, est. Dani, in D&L 1997, 129)
  12. In caso di trasferimento del lavoratore, grava sul datore di lavoro l'onere di fornire la prova dell'esistenza, sia con riferimento alla sede di provenienza che a quella di destinazione, delle ragioni tecniche, organizzative e produttive che giustificano il trasferimento medesimo (Pret. Milano 7/11/95, est. Santosuosso, in D&L 1996, 450. In senso conforme, v. Pret. Milano 7/7/97, in D&L 1998, 134; Pret. Milano 18/10/94, est. Porcelli, in D&L 1995, 379)
  13. In caso di trasferimento del lavoratore, spetta al datore di lavoro dimostrare la sussistenza delle esigenze tecnico-organizzative idonee a giustificare tale provvedimento, non potendo il disposto dell'art. 2103 c.c. essere derogato neppure da eventuali accordi, nazionali o aziendali, che autorizzino il trasferimento anche in assenza dei presupposti richiesti da tale norma (Trib. Roma 26 gennaio 2000 (ord.), est. Miglio, in D&L 2000, 400)
  14. Ai sensi dell'art. 2103 c.c., le esigenze tecniche e organizzative, inderogabilmente previste quali presupposti di legittimità per il trasferimento del lavoratore, devono sussistere sia nel luogo di partenza che in quello di destinazione, con la conseguenza che in mancanza della prova dell'esistenza di tali esigenze il trasferimento del lavoratore deve ritenersi illegittimo (Pret. Milano 7/10/95, est. Vitali, in D&L 1996, 149. V. in senso conforme Pret. Milano 24/1/95, est. Curcio, in D&L 1995, 645; Pret. Nocera Inferiore 20/1/98, est.Viva, in D&L 1998, 718)
  15. Ai sensi dell'art. 13 SL la legittimità del trasferimento del lavoratore è subordinata alla sussistenza di ragioni tecniche, organizzative e produttive che devono essere verificate anche nell'unità di provenienza con riferimento alle mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto e ivi svolte, senza che al riguardo possa assumere alcuna rilevanza l'assegnazione al lavoratore di mansioni superiori nell'unità di destinazione (Pret. Roma 6/2/95, est. Tatarelli, in D&L 1995, 638)
  16. Ai sensi dell'art. 13 SL le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che giustificano il trasferimento del lavoratore devono sussistere nel momento in cui il trasferimento medesimo è disposto dal datore di lavoro, non essendo al riguardo sufficiente un mero pronostico circa il verificarsi delle stesse; pertanto, deve ritenersi illegittimo il trasferimento giustificato con la necessità di evitare il rischio che l'organizzazione del lavoro ossa essere compromessa da future ed eventuali assenze del lavoratore per malattia (Pret. Milano 7/6/94, est. De Angelis, in D&L 1995, 135)
  17. E' legittimo il trasferimento del lavoratore ove sussistano, a giustificazione dello stesso, ragioni tecniche, organizzative e produttive sia nella sede di provenienza sia in quella di destinazione: il datore di lavoro non ha l'onere di provare anche l'inevitabilità del trasferimento, potendo il suo potere dispositivo estrinsercarsi nella scelta fra più soluzioni organizzative che siano tutte egualmente ragionevoli (Trib. Torino 19/11/94, pres. Gamba, est. Rossi, in D&L 1995, 642)
  18. E' illegittimo il trasferimento di un lavoratore qualora non sussista il nesso di causalità fra tale scelta imprenditoriale e le esigenze di ristrutturazione e razionalizzazione invocate a sostegno giustificativo della stessa (Trib. Cremona 29 luglio 1999, est. Gerola, in D&L 2000, 388, n. Vallari, Esternalizzazione di servizi endoanziendali e trasferimento del lavoratore: requisiti di legittimità)
  19. Ai sensi dell’art. 2103 c.c., il trasferimento del lavoratore può essere legittimamente disposto dal datore di lavoro soltanto in presenza di oggettive ragioni tecniche, organizzative e produttive, con la conseguenza che deve ritenersi illegittimo il trasferimento disposto per carenze qualitative della prestazione lavorativa in quanto dipendente da ragioni di carattere meramente soggettivo (Pret. Parma 16/3/99 (ord.), est. Ferraù, in D&L 1999, 581)
  20. Il trasferimento del dipendente deciso per finalità punitive è illegittimo ove tale sanzione non risulti prevista dall’applicato contratto collettivo; ne consegue la condanna del datore di lavoro alla riammissione in servizio del dipendente presso la precedente sede di lavoro (Pret. Milano 24/12/97, est. Sala, in D&L 1998, 436)
  21. Dalla violazione dell’art. 2103 c.c. deriva la nullità del trasferimento del lavoratore con la conseguenza che questi ha diritto a ottenere la reintegrazione nell’originario posto di lavoro anche quando sia passato alle dipendenze di altro datore di lavoro per effetto della cessione del ramo di azienda presso il quale era stato illegittimamente trasferito. (Nella specie, è stata dichiarata la nullità del trasferimento disposto in ritorsione all’organizzazione di uno sciopero da parte del lavoratore e ordinata la reintegrazione nell’originario posto di lavoro, nonostante l’intervenuta cessione del ramo aziendale cui il lavoratore era stato illegittimamente trasferito) (Pret. Pisa 16/12/98, est. Nisticò, in D&L 1999, 571)
  22. Il diritto di trasferimento del lavoratore che assista un familiare invalido è subordinato, ai sensi dell'art. 33 L. 5/2/92 n. 104, come modificato dalla L. 8/3/2000 n. 53, all'esclusività e continuità dell'assistenza; il requisito dell'esclusività non richiede l'inesistenza di altri soggetti che potrebbero teoricamente assistere l'invalido, essendo invece sufficiente che il lavoratore sia comunque concretamente il solo ad occuparsi del familiare invalido; il requisito della continuità è compatibile con una richiesta di trasferimento formulata n corso di rapporto-quando pertanto il lavoratore si sia già allontanato dal luogo di assistenza-qualora (come nel caso di specie) l'amministrazione di a atto dell'applicabilità del beneficio anche in tali casi. L'art. 33 L 5/2/92 n. 104, come modificato dalla L. 8/3/2000 n. 53, non attribuisce al lavoratore che assiste un familiare invalido un diritto incondizionato al trasferimento, che pertanto è subordinato all'esistenza di condizioni (quali la vacanza di posto e la concreta utilizzabilità della professionalità del dipendente) che lo rendano concretamente possibile. (Trib. Milano 31/10/2002, Est. Cincotti, in D&L 2003, 362)
  23. La limitazione prevista nell'art. 22 SL alla prerogativa manageriale di operare trasferimenti di lavoratori da un settore all'altro dell'impresa, non opera allorchè il trasferimento non sia frutto di determinazione unilaterale del datore di lavoro, ma abbia come presupposto il consenso del lavoratore. (Corte d'Appello Firenze 7/./2003, Pres. Drago Est. Amato, in D&L 2003, 949, con nota di Maria Valentina Casciano, "Trasferimento del pubblico dipendente: ancora incertezze tra vecchia e nuova disciplina")
  24. Nel trasferimento per cosiddetta incompatibilità ambientale possono assumere rilevanza anche motivazioni connesse a profili soggettivi del dipendente, che tuttavia non possono esaurirsi in generiche lamentele circa l'operato dello stesso o in mere divergenze di opinione tra questi ed altri dipendenti o altre istituzioni, dovendo invece tradursi in concrete disfunzioni dell'organizzazione del lavoro, le quali vanno specificatamente ed analiticamente indicate. (Trib. Busto Arsizio 10/5/2004, Est. Maisano, in D&L 2004, 351, con nota di Sara Russi, "L'incerta sopravvivenza del trasferimento per incompatibilità ambientale nel pubblico impiego privatizzato")

B. Comunicazione dei motivi

  1. Nel caso di trasferimento del lavoratore, il datore è obbligato, ai sensi dell’art. 2103 c.c., a portare a conoscenza del lavoratore le ragioni giustificative del trasferimento contestualmente alla comunicazione dello stesso (Pret. Parma 16/3/99 (ord.), est. Ferraù, in D&L 1999, 581)
  2. Ove il lavoratore richieda la precisazione dei motivi del trasferimento, l'inadeguatezza della relativa risposta da parte del datore di lavoro dà luogo all'invalidità del trasferimento (Pret. Milano 24/1/95, est. Curcio, in D&L 1995, 645. In senso conforme, v. Pret. Frosinone 2/10/96, est. Cianfrocca, in D&L 1997, 569)
  3. Ai fini dell'efficacia del trasferimento del lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a comunicare le ragioni del provvedimento – in applicazione analogica dell'art. 2 L. 604/66 – non appena il lavoratore ne faccia richiesta; l'estensione della norma non tocca invece il profilo formale e restano pertanto assoggettate al principio della libertà di forma non solo la comunicazione del trasferimento, ma anche la richiesta dei motivi e la relativa evasione (Pret. Monza 30/4/96, est. Dani, in D&L 1997, 129)
  4. In caso di trasferimento del lavoratore, la successiva comunicazione scritta dei motivi, se richiesta dall'interessato, deve avvenire nel rispetto del termine perentorio previsto dall'art. 2 L. 604/66, come modificato dalla L. 108/90, pena l'inefficacia del provvedimento (Pret. Milano, sez. Cassano d'Adda, 21/9/96, est. Litta Modignani, in D&L 1997, 126, nota CECCONI, Lo "stato dell'arte" sul trasferimento del dipendente senza la tempestiva comunicazione dei motivi)
  5. In tema di trasferimento del lavoratore, nel caso di ricorso depositato ex art. 700 c.p.c., l'onere posto a carico del datore di lavoro di comunicare i motivi del trasferimento sorge allorquando vi sia una esplicita richiesta del lavoratore volta a conoscere le ragioni che hanno determinato il provvedimento di trasferimento. (Trib. Bologna 21/6/2002, Est. Pugliese, in Lav. nella giur. 2003, 92)
  6. La tardività della comunicazione scritta dei motivi non incide sull’efficacia del trasferimento (Pretura Nocera Inferiore 5/12/96, est. Viva, in D&L 1997, 348)
  7. Nel caso di trasferimento del lavoratore, il datore di lavoro non è obbligato né a disporre per iscritto il trasferimento né a fornire le motivazioni al lavoratore su formale richiesta dello stesso (Pret. Pisa 16/12/98, est. Nisticò, in D&L 1999, 571)

C. Disciplina contrattuale

  1. Deve ritenersi illegittima per manifesta irragionevolezza la clausola di un contratto collettivo che preveda quale criterio per l'individuazione dei lavoratori da trasferire la maggior prossimità all'età pensionabile con conseguente illegittimità del trasferimento del lavoratore prescelto in applicazione di tale criterio (Pret. Milano 27/5/96, est. Curcio, in D&L 1997, 131)
  2. Dalla clausola del CCNL di settore che, con riferimento al trasferimento del lavoratore, impone al datore di lavoro di tener conto dell'eventuale sussistenza di condizioni personali e di famiglia ostative al trasferimento consegue l'obbligo per il datore di ascoltare preventivamente il lavoratore da trasferire onde accertare la ricorrenza di condizioni personali e familiari che sconsiglino il trasferimento, con la conseguenza che la violazione di tale obbligo comporta l'illegittimità del trasferimento (Pret. Torre Annunziata, sez. Sorrento, 31/10/95, est. Lauro, in D&L 1996, 698)
  3. Il trasferimento di un dipendente del Banco di Napoli con venti anni di servizio non può avvenire se non a domanda, ai sensi dell'art. 23, terzo alinea, del Regolamento per il personale del Banco; la mancanza del consenso del dipendente, che sia altresì padre di un ragazzo portatore di handicap, costituisce ulteriore motivo di illegittimità del trasferimento, ai sensi dell'art. 33 c. 5 L. 104/82 (Pret. Napoli 3/1/95, est. Vitiello, in D&L 1995, 639)

D. Casistica

  1. La c.d. "incompatibilità ambientale"-che può configurarsi anche quando il conflitto insorga tra lavoratori appartenenti ad imprese diverse che operino nella medesima unità produttiva-può legittimare il trasferimento del dipendente ai sensi dell'art. 2103 c.c. solo qualora comporti apprezzabile disorganizzazione del lavoro nell'unità produttiva stessa (nella specie il giudice ha escluso che il contrasto tra un dipendente dell'impresa di pulizia appaltatrice dei servizi presso una stazione FFSS ed il responsabile dei controlli della società appaltante avesse effettive conseguenze oggettive sull'organizzazione del lavoro). La mancata prestazione del dipendente presso l'unità produttiva ove è stato illegittimamente trasferito, costituisce legittima eccezione di inadempimento ed è pertanto illegittimo il conseguente licenziamento per asserita assenza ingiustificata. (Corte d'Appello Firenze 4/3/2003, Pres. Bartolomei Est. Amato, in D&L 2003, 705)
  2. E' illegittimo il trasferimento del lavoratore ove risulti che le mansioni da svolgere nel luogo di destinazione siano inferiori alle ultime effettivamente svolte nel luogo di provenienza (Pret. Milano 18/10/94, est. Porcelli, in D&L 1995, 379)
  3. Non sussistono le esigenze tecnico organizzative che legittimano il trasferimento del lavoratore, reintegrato in servizio al termine di un periodo di CIG, qualora questi abbia manifestato la sua disponibilità a diverse sistemazioni nell'unità produttiva da ultimo occupata e quando nella nuova vi sia una situazione di profonda crisi con ricorso alla CIGS e ai contratti di solidarietà (Pret. Milano 4/9/95, est. Vitali, in D&L 1996, 154)
  4. È illegittimo il provvedimento di trasferimento del lavoratore ad altra unità produttiva disposto contestualmente all’invito a riprendere servizio dopo l’ordine giudiziale di reintegra, in ragione del fatto che il sistema della tutela giudiziaria impone di ragionare come se il fatto illegittimo (nella specie, il recesso) e la conseguente sanzione (nella specie, l’ordine di reintegra) fossero istantanei (cosicché l’indagine circa la sussistenza delle ragioni giustificatrici del trasferimento va condotta con riferimento al momento del recesso stesso) (Trib. Milano 26/4/97, pres. Gargiulo, est. Ruiz, in D&L 1997, 833)
  5. Non configura un'ipotesi di incompatibilità ambientale che, ai sensi dell'art. 13 SL può legittimare il trasferimento del lavoratore, la difficoltà nei rapporti con la rete commerciale e con la clientela, potendo ciò, tutt'al più, giustificare un mutamento di mansioni del lavoratore (Pret. Milano 15/10/94, est. Sala, in D&L 1995, 386, nota SCORCELLI)
  6. E' legittimo, ex art. 2103 c.c., il trasferimento del lavoratore disposto per incompatibilità aziendale, qualora tale incompatibilità determini disorganizzazione e disfunzione nell'unità produttiva, integranti un'obiettiva esigenza datoriale di modifica del luogo di lavoro. (Cass. 12/12/2002, n. 17786, Pres. Sciarelli, Est. De Luca, in Foro it. 2003, parte prima, 440)
  7. Il trasferimento del dipendente dovuto d incompatibilità aziendale, trovando la sua causa nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell'unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive previste dall'art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che il relativo provvedimento datoriale non può essere dichiarato illegittimo per inosservanza delle garanzie sostanziali e procedimentali di cui all'art. 7, l.n. 300/70 (nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., aveva escluso la configurabilità di una sanzione disciplinare in relazione al trasferimento disposto a "scopo cautelativo" nei confronti di un funzionario bancario, a seguito della instaurazione a carico di quest'ultimo di un procedimento penale riguardante operazioni bancarie effettuate presso la filiale da lui diretta). (Cass. 9/3/01, n. 3525, pres. Ghenghini, est. D'Agostino, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 263)
  8. Nel caso in cui il datore di lavoro disponga di un "trasferimento temporaneo" del dipendente a pochi giorni di distanza da un precedente contenzioso con il medesimo dipendente e non fornisca neppure in giudizio adeguata motivazione di detto trasferimento, il Giudice può ben evincere da tali circostanze il carattere discriminatorio e punitivo del trasferimento stesso e conseguentemente dichiararne la nullità ex artt. 1418 e 1345 c.c. (nella specie il dipendente, addetto a lavori subacquei, si era rifiutato di immergersi adducendo la mancanza di adeguate attrezzature, era stato per questo motivo allontanato dal posto di lavoro e quindi trasferito). (Trib. Agrigento 11/6/2002, ord., Pres. D'Angelo Est. Occhipinti, in D&L 2002, 712, con nota di Massimo Aragiusto, "Buona fede nell'esecuzione del contratto di lavoro e nullità del licenziamento")
  9. Il divieto di trasferire, senza il suo consenso, il dipendente che assiste con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato previsto dal 5° comma-come modificato dall'art. 19 L. 8/3/2000 n. 53-dell'art. 33 L. 5/2/92 n. 104 presuppone che l'assistenza prestata dal lavoratore trasferito sia non solo continuativa e sistematica, ma anche effettivamente apprezzabile da parte del familiare portatore di handicap (nella fattispecie è stata esclusa la ricorrenza di detti presupposti in considerazione del fatto che il parente era ricoverato in una struttura che provvedeva autonomamente, giorno e notte, ai bisogni fisici e sanitari di quest'ultimo). (Trib. Milano 20/5/2003, ord., Est. Mascarello, in D&L 2003, 700)
  10. L'invio in missione, costituendo una specie del genere trasferimento, può essere disposto solo in presenza di apprezzabili ragioni tecnico-organizzative, secondo quanto previsto dall'art. 13 SL. In ipotesi di ordine di reintegrazione emesso in via d'urgenza, è illegittimo l'invio in missione del dipendente con la motivazione che il suo posto di lavoro è stato, nel frattempo, assegnato ad altri. (Trib. Milano 2/7/2002, Est. Mascarello, in D&L 2002, 952, con nota di Davide Bonsignorio, "Missione e trasferimento: differenze e loro corretto utilizzo")
  11. In ipotesi di contratto d'appalto è illegittimo il trasferimento del dipendente dell'appaltatore disposto dal medesimo con l'esclusiva motivazione di doversi conformare al non gradimento espresso dal committente, ai sensi della relativa clausola contenuta nel contratto di appalto; tale clausola, non riferendosi a fatti obiettivi, ma attenendo ad un giudizio soggettivo sulla persona del lavoratore, è inidonea a reintegrare le ragioni tecniche, organizzative e produttive che, ai sensi dell'art. 2103 c.c., devono giustificare il trasferimento. (Trib. Milano 8/6/2002, ord., Pres. Ed est. Curcio, in D&L 2002, 955)

E. Trasferimenti collettivi

  1. Ai trasferimenti collettivi si applicano in via analogica le disposizione di cui all’art. 2103 c.c. (Pret. Milano 8/11/96, est. Atanasio, in D&L 1997, 332, n. Niccolai, Trasferimenti collettivi e necessità delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive; in senso conf., v. Pret. Milano 14/11/96, est. Santosuosso, in D&L 1997, 332)
  2. È illegittimo il trasferimento collettivo di lavoratori ad altra nuova unità produttiva, per soppressione di quella di provenienza, sulla sola base della generica affermazione di sinergie di mercato, insufficiente a integrare le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive previste dall’art. 2103 c.c. (Pret. Milano 2/12/96, est. Vitali, in D&L 1997, 339)
  3. L'art. 27 L. 816/85, che sancisce il divieto di trasferimento del lavoratore chiamato a ricoprire cariche pubbliche elettive, è applicabile anche ai trasferimenti collettivi, a meno che il datore di lavoro non fornisca la prova dell'impossibilità di utilizzare il lavoratore, negli uffici o nelle unità produttive rimaste, eventualmente anche assegnandogli nuove mansioni equivalenti a quelle precedentemente svolte (Pret. Parma 30/3/95, est. Farraù, in D&L 1995, 949, nota SCORCELLI, Il trasferimento del lavoratore chiamato a ricoprire cariche pubbliche elettive; in senso conforme, v. Trib. Parma 19/5/95, pres. Mari, est. Sinisi, in D&L 1995, 950)

F. Questioni processuali

  1. In caso di trasferimento del lavoratore, all'omessa risposta del datore di lavoro entro sette giorni dalla ricezione della richiesta dei motivi consegue l'invalidità del provvedimento, in applicazione analogica dell'art. 2, 2° comma, L. 15/7/66 n. 604, così come modificata dalla L. 11/5/90 n. 108. (Trib. Milano 8/3/2004, ord., Pres. ed est. Ianniello, in D&L 2004, 459)
  2. In mancanza di prova da parte dell’imprenditore della sussistenza delle comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive che giustifichino lo spostamento del personale, l’irreparabilità del pregiudizio, di cui all’art. 700 c.p.c., consiste nella lesione del diritto del lavoratore a prestare l’attività lavorativa presso la sede di lavoro alla quale è stato assegnato, in considerazione della possibilità di coltivare e approfondire quelle relazioni e quegli interessi familiari e personali che verrebbero seriamente limitati o addirittura impediti dallo svolgimento altrove dell’attività lavorativa (Pret. Milano 8/11/96, est. Atanasio, in D&L 1997, 332, n. Niccolai, Trasferimenti collettivi e necessità delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive; in senso conf. v. Pret. Milano 14/11/96, est. Santosuosso, in D&L 1997, 332; Pret. Milano 2/12/96, est. Vitali, in D&L 1997, 339)
  3. I disagi naturalmente connessi al mutamento della sede di lavoro, implicante l'allontanamento dell'ambiente ove il lavoratore esprimeva la sua personalità, incidendo sulla sua vita di relazione in modo non sempre risarcibile in termini monetari, producono un pregiudizio imminente ed irreparabile quasi in re ipsa (Trib. Agrigento 28/3/01, est. Redaviv, in Lavoro giur. 2001, pag. 778, con nota di Menegatti, I provvedimenti d'urgenza nel processo del lavoro: limiti, contenuto e presupposti)
  4. In caso di trasferimento, sussiste il periculum in mora, necessario per l'emanazione di un provvedimento d'urgenza ex art. 700 c.p.c., quando dal provvedimento derivino al lavoratore comprovati pregiudizi alla vita familiare e di relazione, non risarcibili per equivalente (Trib. Roma 26 gennaio 2000 (ord.), est. Miglio, in D&L 2000, 400)
  5. È ammissibile il ricorso alla procedura d'urgenza per impugnare un provvedimento di trasferimento, potendo individuarsi il pregiudizio imminente e irreparabile, laddove il trasferimento assuma il valore di sanzione disciplinare, nella lesione della dignità del lavoratore (Trib. Pordenone 21/10/00 (ord.), est. Costa, in Lavoro giur. 2001, pag. 363, con nota di Piovesana, Demansionamento e trasferimento con tutela d'urgenza)
  6. Nel caso di trasferimento sussiste il periculum in mora, che legittima il provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., quando, dalla lesione dei diritti del lavoratore, e dal disagio organizzativo personale e familiare che segue il trasferimento, derivi al lavoratore un danno non patrimoniale e sicuramente non suscettibile di risarcimento per equivalente (Pret. Nuoro 27/9/96, est. Passerini, in D&L 1998, 130)
  7. Nel caso di trasferimento del lavoratore, è esperibile il procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.; in tal caso, ai fini della configurabilità del periculum in mora previsto da tale norma deve attribuirsi rilevanza decisiva alla necessità di evitare che, nelle more del giudizio di merito, possano essere minacciati da un pregiudizio irreparabile i diritti della persona connessi alla posizione sociale e familiare acquisita dal lavoratore nel luogo di lavoro (Pret. Parma 16/3/99 (ord.), est. Ferraù, in D&L 1999, 581)
  8. Nel caso di trasferimento del lavoratore è esperibile il procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.; in tale caso è idonea a configurare il periculum in mora previsto da tale norma l’impossibilità per il lavoratore di far valere i suoi diritti in via ordinaria derivante dalla ristrettezza temporale tra la data di adozione del provvedimento e quella dell’attuazione del medesimo (Pret. Campobasso 14/1/99 (ord.), est. Valle, in D&L 1999, 579)
  9. La prorogatio della competenza per territorio ex art. 413, 3° comma, c.p.c. si applica solo al caso di trasferimento d’azienda e non a quello di trasferimento del singolo lavoratore, essendo in tale ipotesi competente per territorio il giudice del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro o quello in cui ha sede l’azienda o una sua dipendenza alla quale lo stesso è addetto (art. 413, 2° comma, c.p.c.) (Pret. Milano 26/9/97, est. Muntoni, in D&L 1998, 221)

G. Condotta antisindacale

  1. L’adozione di un provvedimento di trasferimento senza l’osservanza dell’informazione preventiva prevista dal Ccnl di categoria e l’impossibilità per il sindacato di esercitare il diritto di richiedere un incontro per esame, concreta un comportamento antisindacale ex art. 28 SL, in considerazione della lesione del diritto di informazione del sindacato, strumentale rispetto alla piena applicazione dell’attività e dell’immagine dell’organizzazione nei confronti dei lavoratori rappresentati, a prescindere dall’elemento soggettivo (Pret. Campobasso 8/10/98, est. Petti, in D&L 1998, 909, con nota redazionale)

H. Trasferimento del dirigente sindacale

  1. L'applicabilità della speciale norma di protezione prevista dall'art. 22 SL in ipotesi di trasferimento di rappresentante sindacale non può ritenersi limitata al solo trasferimento individuale; onde evitare l'elusione della norma occorre distinguere tra trasferimento plurimo e trasferimento collettivo: soltanto in quest'ultimo caso infatti, riguardante l'intera unità produttiva della quale fa parte il lavoratore protetto, restano salvi gli interessi sindacali tutelati dalla norma, che quindi non ha motivo di essere invocata. (Trib. Milano 28/11/2001, Est. Frattin, in D&L 2002, 339, con nota di Fredi Mazzone, "Trasferimento di rappresentante sindacale e nozione di unità produttiva")
  2. Costituisce condotta antisindacale il trasferimento, senza preventivo nullaosta ex art. 22 SL, di un componente di una Rsu al quale, ancorchè formalmente decaduto dalla sua funzione, l'azienda di fatto conceda i permessi sindacali e riconosca il ruolo di interlocutore sindacale, così sostanzialmente prorogando le funzioni dello stesso oltre la durata del suo mandato. (Trib. Milano 28/1/2004, Est. Frattin, in D&L 2004, 308, con nota di Giuseppe Cordedda, "Tutela sindacale in materia di trasferimenti e principio di effettività")
  3. In ipotesi di trasferimento di rappresentante sindacale, l'individuazione dell'originaria unità produttiva, ai fini dell'applicazione dell'art. 22 SL, è da compiere con riferimento non soltanto alla settorialità del servizio espletato, ma anche alla sua effettiva autonomia gestionale e a elementi quantitativi, sia in assoluto sia in proporzione a quelli propri del contesto aziendale circostante. (Nella fattispecie il trasferimento di 4 lavoratori, che pure svolgevano un particolare tipo di attività, su oltre 180 addetti presenti nello stesso contesto spaziale, non è stato considerato trasferimento di unità produttiva di appartenenza del rappresentante sindacale, con conseguente nullità del trasferimento medesimo, in assenza del previo nulla osta sindacale). (Trib. Milano 28/11/2001, Est. Frattin, in D&L 2002, 339, con nota di Fredi Mazzone, "Trasferimento di rappresentante sindacale e nozione di unità produttiva")
  4. Costituisce comportamento antisindacale il trasferimento del dipendente dirigente della Rsu, disposto dal datore di lavoro senza il preventivo nulla osta dell'organizzazione sindacale (Trib. Milano 21 ottobre 1999 (decr.), est. Negri della Torre, in D&L 2000, 119; in senso conforme, v. Pret. Milano 20/9/95, est. Chiavassa, in D&L 1996, 102)
  5. Nel caso di trasferimento di dipendente del Ministero delle Finanze dirigente di Rsa, l’inadeguatezza della risposta del datore di lavoro alla richiesta del lavoratore di indicazione dei motivi e la mancanza del nulla osta sindacale comporta l’illegittimità del trasferimento sotto il duplice profilo della violazione del disposto dell’art. 2103 c.c. nonché degli artt. 22 SL e 40 DPR 8/5/87 n. 266 (Pret. Campobasso 14/1/99 (ord.), est. Valle, in D&L 1999, 579)
  6. In caso di trasferimento di un dirigente sindacale operante nel comparto Regioni e Autonomie locali, il preventivo nulla osta sindacale è necessario, ai sensi dell’art. 19 DPR 3/8/90 n. 333, solo in caso di spostamento del dirigente di un’unità produttiva ubicata in un diverso comune o in una diversa circoscrizione, e non in tutti i casi di trasferimento da un’unità produttiva all’altra, non rilevando in tale ipotesi la nozione di trasferimento di cui all’art. 22 SL. (Pret. Agrigento 4/5/99 (decr.), est. Occhipinti, in D&L 1999, 815)
  7. Costituisce condotta antisindacale il trasferimento del pubblico impiegato, che riveste la carica di dirigente di Rsa, nel caso in cui detto trasferimento sia stato attuato nonostante il diniego del nulla osta ex art. 22 SL da parte dell'organizzazione sindacale di appartenenza, ancorché il mutamento della sede di lavoro sia connesso alla promozione del lavoratore a seguito di concorso interno, sempre che nella sede di provenienza non vi fossero posti vacanti presupponenti la qualifica superiore acquisita per mezzo della promozione (Trib. Bolzano 22 marzo 2000 (decr.), est. Bonelli, in D&L 2000, 325, n. Laratta, Trasferimento di impiegato pubblico e nulla osta sindacale ex art. 22 SL)
  8. In caso di trasferimento di dirigente di Rsa disposto in mancanza del nullaosta sindacale previsto dall’art. 22 SL, la legittimazione attiva all’impugnazione del provvedimento spetta esclusivamente all’associazione sindacale di appartenenza e non anche al dirigente trasferito (Trib. Campobasso 12/6/99 (ord.), est. Valle, in D&L 1999, 870)

I. Pubblico impiego

  1. La radicale riforma del pubblico impiego (c.d. contrattualizzazione), ha quale risultato precipuo quello di rendere tendenzialmente operante nel settore tutta la disciplina del lavoro privato, cosicchè il provvedimento di trasferimento del pubblico dipendente configura atto di gestione del rapporto di lavoro, ha natura squisitamente privatistica e deve essere valutato alla stregua dell'art. 2103 c.c.; ne consegue che la revoca del dipendente il quale abbia in un primo tempo dato il proprio consenso al trasferimento, è priva di effetti. (Corte d'Appello Firenze 7/./2003, Pres. Drago Est. Amato, in D&L 2003, 949, con nota di Maria Valentina Casciano, "Trasferimento del pubblico dipendente: ancora incertezze tra vecchia e nuova disciplina")
  2. Con la privatizzazione del rapporto di lavoro la pubblica amministrazione agisce con i  poteri e la capacità del privato datore di lavoro; pertanto è da escludersi che residui in capo ad essa un potere di autotutela, consistente nella revoca di un atto di gestione del personale per esigenze pubbliche; pertanto, la revoca del trasferimento deve essere qualificata come nuovo trasferimento, rispetto al quale si deve indagare la sussistenza delle "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" di cui all'art. 2103 c.c., applicabile alla fattispecie (Trib. Genova 26/5/00, est. Ravera, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 928, con nota di Paci, Sulla revoca del trasferimento del dipendente: dall'"autotutela" della p.a. all'art. 2103 c.c.)
  3. L'assegnazione del dirigente di prima nomina che fosse già alle dipendenze dell'amministrazione non può essere qualificata come "trasferimento": pertanto, ove il dirigente ricopra anche l'incarico di dirigente sindacale non è necessario richiedere all'organizzazione sindacale di appartenenza il preventivo nulla osta disposto dall'art. 22 L. n. 33/70 (Trib. Brindisi, 26/5/00, ord., pres. Sinisi, est. Brocca, in Lavoro nelle p.a. 2001, pag. 240, con nota di Di Rollo, Sull'assegnazione della sede ai dirigenti di prima nomina: problemi di competenza territoriale del giudice e diritti sindacali)
  4. E' nullo il trasferimento del dirigente di un comune, in mancanza di accordo tra amministrazione e dirigente circa l'attribuzione del nuovo incarico; va, di conseguenza, ordinata la reintegrazione del dirigente nell'incarico precedentemente rivestito (Trib. Napoli 20/6/00, pres. e est. Del Vecchio, in Foro it. 2001, pag. 718, con nota di Nicosia, I nuovi meccanismi di responsabilizzazione della dirigenza pubblica: gli incarichi di funzione dirigenziale)
  5. Va rigettato il reclamo avverso l'ordinanza cautelare che ha disposto la sospensione dell'ordine di servizio col quale l'assessore ai trasporti ed alle comunicazioni della regione siciliana ha trasferito un dirigente da uno ad altro incarico, senza aver ottenuto il preventivo parere del consiglio di direzione dell'assessorato, prescritto dall'art. 88, l.reg. Sicilia 7/71 (Trib. Catania 20/6/00 ordinanza, pres. Branciforti, est. Cordio, in Foro it. 2001, pag. 718, con nota di Nicosia, I nuovi meccanismi di responsabilizzazione della dirigenza pubblica: gli incarichi di funzione dirigenziale)
  6. Al personale amministrativo tecnico ed ausiliario (c.d. personale Ata) trasferito ai sensi dell'art. 8 3/5/99 n. 124 dagli Enti locali alla dipendenza del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca deve essere riconosciuta, ai fini giuridici ed economici, l'anzianità complessivamente maturata presso gli Enti locali di provenienza. (Trib. Milano 23/4/2002, Est. Salmeri, in D&L 2002, 629, con nota di Patrizia Montagna, " Trasferimento di personale tra amministrazioni e tutela dell'anzianità")

L. Rinvii

  1. V. la voce Lavoratrice madre - Trasferimento
  2. V. la voce Handicap
  3. V. la voce Trasferte